sabato 22 marzo 2014

Sostegno all'occupazione e contribuzione, le disposizioni 2014

05/03/2014 - L'Inps presenta una sintesi dei principali provvedimenti
Il 2013 ha visto l’emanazione di provvedimenti importanti per la contribuzione e il sostegno all’occupazione, disposizioni che avranno rilevanza nel corso del 2014.
L’Inps ha quindi pubblicato una circolare riepilogativa che sintetizza i principali decreti in materia, come i contributi Inail per gli operai agricoli dipendenti, le agevolazioni per zone tariffarie nel settore agricolo, l’allineamento graduale dell’aliquota contributiva Aspi o ancora le disposizioni in favore dell’occupazione (benefici per trasformazioni di contratti di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato) e gli interventi in materia di ammortizzatori sociali in genere.
Per ulteriori informazioni: Circolare Inps n. 15 del 29 gennaio 2014.

Artigiani e commercianti: contribuzione per l’anno 2014




12/03/2014 - 22,20 e 22,29%: ecco le aliquote per gli autonomi
Le aliquote contributive di artigiani commercianti per il 2014 sono pari al 22,20% per i primi e al 22,29% per i secondi, che devono sommare lo 0,09% per finanziare l’indennizzo per la cessazione definitiva dell’attività commerciale. Per coadiuvanti fino ai 21 anni le aliquote sono invece rispettivamente del 19,20% e del 19,29%.
Come previsto dalla legge n. 201 del 6 dicembre 2011 le aliquote per il finanziamento e il computo delle pensioni sono incrementate di 1,3 e successivamente di 0,45 punti percentuali ogni anno fino a raggiungere il livello del 24%.
Per ulteriori informazioni: circolare Inps n. 19 del 4 febbraio 2014.

martedì 4 febbraio 2014

E’ ALLARME REDDITO PRO CAPITE, RIPRESA ANCORA LONTANA


I dati Confcommercio sul reddito pro capite (calato del 13% in sei anni)  confermano l’urgenza di intervenire quanto prima per sostenere le famiglie.
Questi numeri  hanno una netta incidenza sul livello dei consumi (- 4,2% nel 2012) e minano seriamente ogni ipotesi di ripresa del comparto agroalimentare, il quale dovrebbe essere il primo settore a cui guardare per uscire dal difficile contesto economico.
Perché la situazione possa effettivamente cambiare  vi è bisogno di un doppio intervento: da una parte con nuove politiche volte a diminuire la pressione fiscale (soprattutto sul lavoro); dall’altra attraverso degli investimenti mirati a sostegno dei settori ad alta produttività come quello agricolo.

ANCHE I PENSIONATI IN FUGA DALL'ITALIA


“Il fenomeno della fuga dei cervelli  è purtroppo da molto tempo noto nel nostro Paese, con migliaia di giovani che scelgono di lasciare l’Italia per ottenere quella realizzazione professionale e personale preclusa entro i confini nazionali. Ma la categoria sopra citata non è purtroppo l’unica a scegliere di andare via  poiché sempre più spesso anche numerosi anziani lasciano il nostro Paese per diversi motivi, legati anche alla possibilità di curarsi senza dover affrontare cifre eccessive se rapportate alle pensioni percepite”.
La Società italiana di gerontologia e geriatria, identificata con l’acronimo Sigg, ha dato vita ad una interessantissima analisi relativa a determinate tendenze in atto nel nostro Paese, tendenze spesso oscurate da altri fenomeni che da tempo di sono imposti all’attenzione nazionale. Dalla ricerca condotta dalla Sigg, infatti, emerge come la percentuale di anziani che negli ultimi 5 anni ha scelto di recarsi in un Paese straniero è aumentata notevolmente: l’incremento registrato, infatti, è pari al 20%.
Il fenomeno descritto non è in realtà sconosciuto, in quanto ormai da qualche anno è nota la tendenza di molti pensionati di optare per una quotidianità in un Paese diverso dall’Italia, in virtù di motivazioni di carattere economico. Sono diversi i luoghi esteri in cui è possibile ritagliarsi uno stile di vita meno oneroso per chi ha come unica entrata la propria pensione. Su un totale di circa 400mila soggetti in pensione che espatriano, ad esempio, ben 270mila fanno parte della fascia che percepisce un assegno inferiore ai 1.000 euro al mese, mentre gli altri 130mila possono contare su un somma compresa fra  1.000 e 1.500 euro mensili.
 
Dietro la scelta di migliaia di persone che hanno tagliato il traguardo della pensione c’è spesso, quindi, un reale bisogno di poter contare su un tenore di vita che consenta un’esistenza dignitosa; in particolare, dovrebbe far riflettere che un grande peso su questa scelta ce l’ha il capitolo “salute”. I pensionati che vanno a vivere all’Estero, infatti, tengono in grande considerazione la possibilità di ricevere delle cure che, in Italia, sarebbero molto costose. Non a caso, tra le mete più gettonate troviamo quelle che (ad esempio le Isole Canarie) garantiscono le cure mediche come nel resto dell’Unione Europea e in cui è possibile stipulare una polizza medica privata che copre tutte le spese, al prezzo di soli 80 euro mensili.
“Ogni volta che una persona sceglie di lasciare l’Italia perché nel nostro Paese è sempre più difficile poter affrontare le numerose spese di ogni giorno, è ovvio che qualcosa non va per il verso giusto. La netta perdita del potere d’acquisto di pensioni e stipendi, oltre che i livelli altissimi di disoccupazione portano inevitabilmente a considerare l’Italia un Paese inadeguato alle sfide della modernità”. 

IN AUMENTO I CONGEDI PARENTALI PER I PAPÀ

Allevare i figli non è più una prerogativa delle sole madri, si sa, e questa tendenza sociale affermatasi da anni trova un importante riscontro anche in ambito lavorativo: sebbene con notevole (e colpevole) ritardo, la società sembra finalmente indirizzarsi verso una più equa distribuzione delle responsabilità e del tempo che i genitori devono dedicare ai pargoli.  La cartina tornasole di questo fenomeno è data dal numero di richieste di astensione facoltativa dei lavoratori uomini, dato cresciuto abbondantemente negli ultimi tempi.
Nel periodo compreso fra il 2008 e il 2012 sono stati oltre 124 mila i padri che hanno fatto ricorso alla possibilità del congedo parentale: si tratta di un numero che, tradotto in percentuale, significa una crescita del 56%. La speranza è che tale percentuale indichi effettivamente una nuova dimensione del concetto di famiglia, con un numero sempre crescente di donne che possono finalmente aspirare a traguardi lavorativi importanti spesso preclusi. Ad ogni modo, però, le differenze di genere riguardo ai dipendenti in congedo parentale restano molto significative: nel 2012, ad esempio, su un totale di 269 mila richieste solo 28 mila erano riconducibili a uomini e ben 241 mila a donne.
 
Un altro dato interessante al riguardo è che l’età media dei lavoratori in astensione facoltativa risulta essere in crescita: gli over 40 sono passati dai 46 mila del 2010 ai 54 mila del 2012, mentre di contro gli under 30 sono passati (negli stessi anni di riferimento) da 43 mila a 38 mila. Riguardo alla suddivisione geografica, persiste una forte sproporzione sul territorio nazionale, poiché il 62% dei congedi parentali sono stati utilizzati al Nord e solo il 21,5% al Centro e il 16,5% al Sud. Un dato poco lusinghiero per il nostro Paese è rappresentato dal contributo pubblico per i congedi parentali, misurato per ogni nato in percentuale del Pil pro capite: in Italia tale contributo si arresta al 19%, mentre in Germania è pari al 27%, in Francia al 24% e in Gran Bretagna al 29%. Ancor più impietoso il paragone con Paesi come Svezia e Finlandia, dove il dato arriva al 59% e al 57%.
 Il cambiamento in atto indica una nuova dinamica a favore dell’effettiva uguaglianza fra uomini e donne in ambito lavorativo anche se ancora persistono situazioni discriminatorie che vanno assolutamente corrette. A tal proposito è molto importante che le normative vigenti sappiano favorire l’emergere di una concreta e piena equità fra lavoratori e lavoratrici tutelando al 100% le donne che intendono svolgere al meglio il proprio ruolo di madre senza per questo dover rinunciare al raggiungimento di traguardi importanti nel mondo del lavoro”.